La Moneta

Mario Draghi, non aspettandosi questa domanda, inciampa

Un tempo un Popolo cadeva in condizione di povertà a causa delle carestie, delle guerre o delle epidemie. Le persone rubavano le vesti dei morti tanto un tessuto rappresentasse un bene reale; poi morivano anch’essi perché il tessuto impregnato di pestilenza. Vi erano rivolte per l’aumento dei prezzi sulla frutta, il cibo dei poveri.

​Nulla di tutto ciò affligge le moderne civiltà. Potremmo evitare di produrre vestiti che tante ne abbiamo prodotto da vestire le generazioni future. Abbiamo cibo prodotto in eccesso che, al fine delle regole di mercato, le arance in Sicilia si buttano. Abbiamo medicine e tecniche per domare la natura un tempo matrigna, quella natura che ti uccideva per una febbre.

Ebbene, da cosa deriva la nostra povertà? Perché siamo poveri? Perché siamo in crisi? Perché dicono non ci sono soldi?
E’ evidente che oggigiorno si deve parlare di povertà politica nella gestione dell’economia delle relazioni umane, ossia le transizioni quotidiane tra gli uomini. 

​Il lettore saprà già che oggigiorno ci sono cibi e frutti a sufficienza, così di vestiti ed elettrodomestici, medicine e vaccini. L’uomo ha piegato la natura sconfiggendo la morte e allungano la sua vita.

Perché oggi allora siamo in Crisi se c’è già tutto quello che in altre epoche avrebbero desiderato, sognato?

E’ evidente che quel che manca è una corretta allocazione delle risorse a tutta la cittadinanza, così una mancata circolazione e velocità di oggetti, beni e servizi tra tutti, ed un comune accesso ai beni essenziali per una degna sopravvivenza. 

moneta

Cosa è importante nell’economia: la moneta o cosa attraverso essa si può creare? È più importante la moneta o il fatto che attraverso essa le persone possono comprarsi qualcosa, oppure che un governo possa investire nella scienza aumentando le borse di studio? O che il governo preveda un ammontare nel bilancio per la sanità pubblica? O un piano sociale che sostenga le famiglie e la coesione territoriale? È più importante il mezzo o il fine? Ovviamente il fine: ciò che attraverso la moneta possiamo creare. Già Aristotele scriveva che la moneta ha il valore che noi gli diamo: perché è un oggetto.

Immaginate una situazione originaria con uno sforzo d’astrazione: un territorio composto da tante persone che si dotano di Istituzioni al fine di regolare i meccanismi della società, ebbene, ci sarà una Banca che conierà moneta per immetterla nel nostro Stato immaginario. Quale è il fine di questa azione? Se la Banca stampa moneta perché non se li tiene dal principio? Allora il fine è quello che la moneta crea, non la moneta in se! Di fatto la moneta è composta da materiali facilmente reperibili. Nella storia antiche società hanno anche usato piume d’uccello o conchiglie come moneta, al fine di regolare le transazioni economiche.

Ebbene perché oggi non risolviamo la disoccupazione? C’è un fiume di giovani pronti a lavorare per provvedere alla manutenzione del territorio, al rinnovamento del territorio, al cambio industriale, e via discorrendo, quando li lasciamo fuggire all’estero. Perché non lo facciamo? Perché ci dicono non ci sono i soldi. Il mezzo, la moneta, che sostituisce il fine, lo sviluppo della società, quel fine protetto dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Ma come è possibile che non ci sono i soldi? Mi spiego meglio:

  1. Anzitutto, la moneta non è una risorsa naturale scarsa. Cosa vuol dire? Che non è il petrolio, che non è l’oro, né un pesce, né un diamante, insomma, la moneta è composta da oggetti facilmente reperibili: metalli, carta oppure computer e carte di credito. Quindi dire che “non ci sono i soldi” è completamente una menzogna. I soldi ci sono e si creano facilmente. I politici ed i banchieri ad essere onesti dovrebbero dire “nei piani che abbiamo stabilito questo è il massimo di soldi che abbiamo previsto, e dopo questa soglia non ci sono soldi”. Essendo la moneta facilmente creabile dire che non ci i soldi è un po’ come dire che non ci sono metri per fare le strada, o che non ci sono lavori per risolvere la disoccupazione.
  2. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che l’oro dipende dalla moneta. Ma costui non sa che Nixon nel 1971 ha svincolato il dollaro dall’oro. Da 48’anni le banconote come le monete corrispondo ad un valore stabilito, nel nostro caso, dalla BCE; protetti quindi da diritti su corso forzoso dai Tribunali. Insomma, la moneta prodotta dalle banche ha un costo irrisorio: quanto i suoi costi di produzione; ciò vuol dire che se oggi non ci sono i soldi è perché il piano politico previsto dalla Banca Centrale è che <<non ci sono i soldi>>.
  3. La moneta, non essendo scarsa, dovrebbe essere facilmente reperibile in società a meno che non diventi monopolio di qualcuno, come oggi accade, ed infatti siamo tutti a sacchette vuote ed indebitati, perché la moneta non cresce in giardino: o la immette lo Stato, o delle Banche, Private o Pubbliche che siano, altrimenti noi non possiamo arricchirci perché non abbiamo la Zecca in garage.
  4. Per questo l’art.47 Cost. Rep. It. recitava: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei complessi produttivi del Paese. Sognatevi questo articolo: dal Trattato di Maastricht ci siamo preclusi la possibilità di gestire la moneta sovranamente. Oggi le banconote euro sono della BCE, art. 128 TFUE. Essa è indipendente dagli Stati ed altre organizzazioni Internazionali art. 130 TFUE. Essa non può finanziare gli Stati, art. 124 e 123 TFUE. Essa non si fa carico dei debiti eventuali degli Stati, art. 125 TFUE: ora ditemi voi se questo ordinamento si sembra democratico? Ma non per dare verità alle mie parole che non me ne frega niente quanto per dare luce ai vostri occhi rispetto quello che vedete e vivete ogni giorno, sulla decadenza di un mondo moderno dove tutto potrebbe andare molto meglio. Non è una critica all’Europa ma al sistema finanziario che fa schifo. Siamo poveri!
  5. Cosa voglio dire? Se il fine è il benessere e la ricchezza delle Nazioni in concerto di una sempre più stretta unione dei popoli europei, allora perché ci straziano per un debito, quindi moneta, quando il fine è un altro? Se sappiamo che la moneta è prodotta senza costo gravoso e il suo valore dipende dalle nostre scelte convenzionali non pare un assurdo che siamo in crisi economica? Avessero detto: “siamo in crisi, è finito il grano e le api sono morte!” Allora dovremmo spaventarci. Ma questo non accade: sebbene il cataclisma che ci avvolge da 30′ anni si chiama crisi. C’è bisogno di un nuovo progetto europeo basato su una moneta pubblica; la moneta come debito con interessi deve finire. La Chiesa dovrebbe condannarla come usura.
  6. Proprio per questo Henry Ford, l’inventore della catena di montaggio, disse in un’intervista che se i popoli conoscessero i meccanismi dell’economia vi sarebbe una certa rivolta. La nostra mente fatica ad accettarli tanto sono ovvi questi meccanismi. Essendo che la moneta risponde al volere degli uomini parmi un assurdo in concerto della storia europea e delle moderne dichiarazioni sui diritti dell’uomo che la sanità stia precipitando, l’istruzione decadendo, il paese pauperizzarsi, in genere i rapporti umani deteriorarsi, per una scarsità di denaro? Questa sarà la nuova idea delle future lotte dell’umanità!

Non mi credete? Direttamente dal sito della BCE:

La natura della moneta è mutata nel tempo. In origine ha assunto generalmente la forma di moneta merce: un oggetto fabbricato di un materiale che aveva valore di mercato, ad esempio le monete d’oro. In epoche successive, la moneta rappresentativa era costituita da banconote che potevano essere cambiate con una certa quantità di oro o argento. Le economie moderne, fra cui l’area dell’euro, si basano sulla moneta fiduciaria, ossia dichiarata a corso legale ed emessa da una banca centrale ma, diversamente dalla moneta rappresentativa, non convertibile ad esempio in una quantità fissa di oro. La moneta fiduciaria non ha valore intrinseco, la carta utilizzata per le banconote è in linea di principio priva di valore, ma è accettata in cambio di beni e servizi, perché gli utilizzatori confidano che la banca centrale manterrà il valore della moneta stabile nel tempo. Se la banca centrale non dovesse tenere fede a questo impegno, la moneta fiduciaria perderebbe l’accettazione generale come mezzo di scambio e ogni interesse come riserva di valore.

Perché la moneta è prodotta da enti privati? Perché la moneta è soggetta all’usura se è un bene essenziale per l’economia? Altrimenti è come giocare a monopoli. Perché la moneta non è in mano a processi democratici? I popoli dovrebbero gridare a gran voce che la moneta non è una ricchezza in sé, ma deve essere pubblica, nel senso che pubblico il suo fine, volto a migliorare le sorti delle generazioni future e dell’ambiente. Non è possibile che noi giovani non stiamo vivendo a pieno la nostra vita, viaggiando, lavorando, creando, studiando perché ci manca questa risorsa, il denaro, che non è scarso, ma attualmente è in mano di enti privati. La moneta deve tornare al fine pubblico. Al fine dei particolarismi regionali. Volto alla necessità di ogni territorio. Ovvero quello di studiare il territorio, creare economie sostenibili, in accordo con i propri vicini. Gli architetti con gli altri esperti volti alla migliore costruzione del territorio. Così tutti. Le Università fucina intellettuale di un territorio. Gli studi connessi alle necessità del territorio. Il lavoro corrisposto al fine ultimo del benessere del mondo.

Tuttavia i governanti italiano potrebbero osservare:

Articolo 128 TFUE (ex articolo 106 del TCE)

Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione.

I governanti italiani potrebbero produrre monete metalliche. Pensate se tutti avessimo 50 euro in più al giorno, almeno per coprire i costi primari. Ma i governanti dovrebbero pensare di creare debito positivi facendo comprare i titoli di stato agli italiani attraverso le Poste come accadeva un tempo. Se lo Stato non tutela la ricchezza chi lo farà? I mercati? ah si ecco!

Il ruolo della TASSE nella Costituzione è diverso da quello espresso nei Trattati:

Art. 53 Costituzione Repubblica Italiana:

​<<Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.>>

​L’articolo 53 non è contenuto il “rapporti economici” bensì in “rapporti politici“. Perché? I Padri costituenti sapevano del ruolo fondamentale della tassazione a scopo politico per mantenere una democrazia. Vediamo perché la tassazione non ha un fine economico bensì politico:

​I costituenti sapevano che la tassazione non servisse per motivi economici ma in senso politico nel senso più ampio del termine. Parla di “concorso” dei cittadini alla spesa pubblica. I cittadini concorrono con le tasse in quanto tutelato il risparmio e perché lo stato fa spesa con Deficit. 

​Il termine “concorso” infatti significa che i cittadini non pagheranno Tutta la spesa del paese. Una parte rimane nelle loro tasche sotto forma di risparmio. Il ruolo delle tasse non è quello di pagare i servizi, ma serve a fare politica monetaria. il ruolo delle tasse è centrale in uno stato, che quando è troppa la moneta in circolazione la detrae, quando è poca la moneta circolante invece si detrae meno con le tasse per far creare risparmio nei cittadini.

Art.47 Cost. Rep. It. recitava: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei complessi produttivi del Paese

Art. 35 Cost. Rep. It: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori […]

Art. 36 Cost. Rep. It: proporzionata alla qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa.

​L’esercizio è semplice. possono i cittadini produrre moneta? No! all’origine è lo Stato che batte moneta, la distribuisce e la ritira con la tassazione.

​La moneta così vista venne inserita in società dai Re, che si unirono con banchieri, all’origine dei primi Stati. I Re avevano bisogno di eserciti, che non potevano viaggiare con carri bestiame e provviste a sufficienza. Era più semplice avere delle monete, il salario, da utilizzare lontano da casa, in guerra, per comprare le risorse necessarie. Gli eserciti davano i soldi ai contadini in cambio di cibarie, che le restituivano a loro volta come tasse al Re. 

Il Re ha dato ai militari 1000 monete, che gli ritornano con i contadini. Se il Re, come lo stato, o la Banca, danno 1000 monete e gliene tornano 1000, essendo il popolo non produttore di moneta, cosa hanno guadagnato se le monete erano già loro? non potevano tenersele? Quel che hanno guadagnato non sono monete, ritornate con le TASSE, prodotte da loro, ma un circuito economico al loro cospetto, con la loro effige sovrana. Perché tu per pagare le TASSE devi fare qualcosa nell’economia del RE. Una politica monetaria appunto. Ecco perché la tassazione è nei rapporti politici, e non economici, nel nostro ordinamento. Ecco perché oggi è assurdo che dal 1993, a dispetto delle altre nazioni europee, l’Italia tassa più di quanto investe nel territorio, da 30′ anni andando contro la Costituzione per pagare un debito su interessi privati. Fin ora 2500 miliardi sottratti all’economia reale.

​Al contrario, anche se lo abbiamo dimenticato, nel nostro disegno Costituzionale le tasse servono a controllare la politica monetaria e sono contributive in base al reddito; mentre oggi assistiamo a imposte indirette e ad indici di capacità contributiva che non dipendono dal reddito. Le imposte indirette sono progressive al rovescio. L’IVA sugli alimenti, così la tassazione sulla casa, pesano doppiamente sui più poveri, che i più ricchi. Infatti, le imposte indirette nella Carta Costituzionale sono previste solo per i beni di lusso; oggi invece paghiamo imposte indirette su tutto: abitazione e risparmi.

​Se vi stavate chiedendo perché da decenni i vostri redditi e salari sono in picchiata verso il basso, ecco le cause. 

​Allora perché oggi al contrario assistiamo ad una maggiore tassazione? Nel 2014 Mario Monti ha inoltre introdotto con un Colpo di Stato il Patto di Bilancio (Fiscal Compat) che impone a fine anno al bilancio statale che le entrate e le uscite devono essere pari a zero. Quanti soldi rimangono ai cittadini? Zero. Modificando l’art.81 della Costituzione? E tu le sai queste cose?

Dal 1993 l’Italia paga più tasse di quanto immette nell’economia causando un impoverimento matematico della popolazione.

Ruolo risparmio e della moneta

Nel 2012 è stato inserito, su consiglio Europeo, in costituzione il Patto di Bilancio, meglio noto come Fiscal Compact. In pochi si sono posti il dubbio che questa legge è contro la Costituzione Italiana, ma certamente in regola con le normative europee.

​Il Fiscal Compact vuole che lo Stato ogni anno chiuda i conti pubblici in pari. Vuol dire che lo stato tassa quanto immette nel sistema economico. Per giunta sono decenni che lo Stato tassa più di quanto immette, per fronteggiare i debiti privati.

​Ma la nostra Costituzione e il suo apparato recita: art. 47 <<La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.>>

​Una Nazione che introduce il Patto di Bilancio non tutela il risparmio, Se ogni euro immesso verrà recuperato con la tassazione. In tali condizioni un lavoratore non sarà mai libero. Se a fine mese non arrivate, se avete serie difficoltà nelle giornate, così nel ripagare i debiti, tranquilli, è tutto legalizzato.

​Nel disegno costituzionale si da dignità al lavoro, genesi della proprietà e del risparmio. Lo Stato come adempie alla missione?

​Lo strumento statale, oggi ostacolato dagli uffici di Bruxelles, dai debiti privati, e dall’assenza di moneta sovrana, è il DEFICIT. Quindi fare spesa, fare ricchezza nel territorio, fare piani seri industriali e di rinnovamento economico, riempire le Università di Borse di Studio per la Ricerca Scientifica.

La visione della nostra Costituzione è reduce da Keynes, noto economista americano, che supportò il New Deal di Roosvelt: 

<<Una famiglia vive solamente se spende meno del proprio reddito. Lo stesso si può dire per un’azienda che crea il proprio guadagno unicamente spendendo meno di quanto guadagna. Lo stato, invece, non è una famiglia, infatti per consentire ai propri consociati di accumulare risparmio, deve fare deficit. Lo Stato deve immettere moneta nel sistema spendendola attraverso la spesa pubblica in quantità maggiore di quanta ne drena>> (M.Mori, Il tramonto della democrazia).

​Immaginiamo una situazione iniziale con 10 cittadini. Lo stato immette 100 monete che andranno nelle loro mai. Lo Stato usa una tassazione talmente elevata da riprendersi tutte le monete. Questo è il patto di bilancio. E’ facile capire che i 10 cittadini a fine mese sono senza moneta.

Al contrario, se lo stato lascia 50 monete ai cittadini come risparmio, lui avrà un deficit di 50 monete, ed essendo lo stato sovrano, può coniare le monete che vuole. Questo non avviene più in Italia dal 1993, dall’adesione al Trattato di Maastricht, poi nel 2002 con l’euro. 

​Oggi sia la stampa di diretta di moneta, che la spesa pubblica a deficit finanziata attraverso l’emissione di obbligazioni, ci sono precluse dai Trattati UE, e dunque la nostra nazione vive solo con l’esportazione (che si traduce nell’abbassamento dei salari e l’aumento della competizione interna) e il credito privato (interessi). Le esportazioni per giunta da imprese, i quali guadagni non è detto vadano poi a tutti i cittadini.

​Nel 2016 è stata introdotta la UE 806/14 la quale certifica che lo Stato non può più occuparsi del risparmio dei cittadini. In caso di dissesto finanziario delle banche, saranno i cittadini a pagarne i relativi costi (come già avvenne nel 2008 – ma ora è stato legalizzato). 

​Siamo passati da uno Stato repubblicano creatore di risparmio diffuso attraverso politiche economiche di lungo periodo, politiche sostenute con la disciplina e il coordinamento statale, disciplinando il credito, con il possesso della sovranità economica monetaria, ad uno Stato senza questi strumenti, ma abbattuto dalla libertà dei mercati privati. In questi termini, le condizioni di ampio impoverimento familiare e territoriale italiano sono sotto la luce del sole.

​L’incostituzionalità consiste nel fatto che lo stato non può più disciplinare il credito come avevano voluto i Padri costituenti. Nonché il venire a mancare di prerogative essenziali allo Stato Sovrano. Non è una critica all’Ue ma alla sua politica finanziaria, nonché le precarie condizioni di vita venutesi a creare negli ultimi decenni.

​L’art. 126 TFUE regola i controlli del deficit, dei conti pubblici, degli Stati per conto dell’UE. Disciplina il “disavanzo eccessivo”. Tale definizione è assente nella nostra carta costituzionale, in virtù dell’art. 47 Cost. ove si tutela il risparmio, ove lo Stato può fare deficit per controllare la sua politica monetaria.

​La Corte Costituzionale in merito dell’articolo 47, per tutelare il risparmio, si pronunciò:

​<<con riferimento all’art. 47 Cost tale norma costituzionale contiene un principio che non può impedire al legislatore ordinario di emanare, in materia finanziaria disposizioni volte a disciplinare il gettito delle entrate con l’unico limite della vera e propria contraddizione e compromissione del principio medesimo.>>

​Per tanto, anche se non si volesse parlare di cessione di sovranità, leggi come il Fiscal Compact violano l’art. 47 Cost. e violano gli stessi trattati europei perché ​al contrario i parametri di Maastricht, nel protocollo 12 dicono:

– il 3% per il rapporto fra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato;

Appunto il 3% e non come impone il Fiscal Compact quindi che a fine anno la differenza tra Deficit ed Entrate sia 0 (zero).

Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia. Oggi è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. E’ un concetto sconvolgete, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il proprio debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercizio. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pure sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato. Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale – la sovranità – è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori. Esattamente come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro. GUSTAVO ZAGREBELSKY, giudice della Corte Costituzionale dal 1995 al 2004, anno in cui divenne Presidente della stessa.

Oggi lavoriamo per i mercati e non per l’etica di un Paese migliore. A parer mio ognuno dovrebbe vivere il suo debito in questa vita, ma non il debito finanziario, il debito d’amore, restituendo il debito alla vita al mondo, ai nostri genitori e chi ci ha amato. Ognuno dovrebbe poter rimanere nel proprio territorio terminando i suoi debiti affettivi, dalla famiglia, all’amore della sua terra. Solo così fioriscono i fiori. Oggi al contrario i debiti monetari e finanziari privati internazionali lacerano i debiti d’amore. Parlare di economia umanista vuol dire come prima cosa creare debiti positivi in questo mondo. Ognuno rimetta il suo, come ogni altro rimette il proprio.

I giuristi internazionali dovrebbero pensare a creare un’economia che non sviluppi legami finanziari debitori come oggi accade in tutto il mondo.

La moneta al servizio dei popoli e dell’umanità, non il contrario, e quindi l’umanità al servizio della moneta. La moneta è un oggetto. Noi siamo vita. La moneta non si mangia ma serve per mangiare. La moneta non è una ricchezza in sé. Un uomo con un tesoro in un’isola è un uomo morto. Ma un uomo con un tesoro sulla terra cambia la sua storia. La moneta servirebbe ai piani governativi, selezionati ed eletti attraverso percorsi democratici, di personalità illustri che eccedono nelle arti, e non portatori di idee dietro ingenti finanziamenti che ne permettono l’ascesa. La moneta, nel governo, unita agli altri governi mondiali, dovrebbe collaborare al fine dello sviluppo delle vere necessità del pianeta terra e della catena alimentare, e non delle marche private dei nostri telefonini e mercati di lusso. La moneta è un mezzo che permette di mediare tra lavoro, occupazione, con un salario. Non risolvere oggi la disoccupazione dicendo che “non ci sono i soldi” è come dire che non ci sono metri per fare le autostrade. La moneta c’è, i lavoratori ci sono, mancano dei governanti dotati di cuore.

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3 pensieri su “La Moneta

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